Cose che ha detto Bruce Springsteen (e che riguardano anche noi)

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Quando sale sul palco, Bruce Springsteen non fa comizi. Al massimo, da grande showman, allude: come nel 2003 a San Siro – nel pieno delle guerre dei Bush – , quando una scena nero pece e il tema di “C’era una volta in America” annunciavano al pubblico che il Sogno era morto sotto le macerie dei bombardamenti di Bagdad.

In questi giorni però, mentre Donald Trump modula con quella vocetta frasi fino a ieri mostruose in bocca a chiunque e infuria sulle famiglie di migranti messicani, Springsteeen, solo davanti al pubblico del teatro di Broadway, ha parlato.

Sono parole buone anche per noi.  E, poichè le ha dette il Boss – cioè uno che parla alla gente degli stadi come farebbe Vasco e che, al massimo, si può accusare di esser ricco, ma non radical chic -, sono buone anche per il ministro Salvini e per quanti, senza più nemmeno il ricordo di cosa sia pietà umana o vergogna, lo applaudono.

Sperando che qualcuno tra loro – qualcuno che ha amato e si è riconosciuto in storie di sconfitta e riscatto come The River o The Ghost of Tom Jodd – le legga e le mediti, le traduciamo dalla cronaca del “New Yorker”.

“Non ho mai pensato che la gente vada ai miei concerti, o ai concerti rock in genere, per sentirsi fare una lezione. Ma sono convinto che tutti ci vadano per ricordarsi di qualcosa. Per ricordarsi di chi sono quando la felicità è più grande e più profonda, quando si sentono pienamente vivi. Il concerto è il posto giusto per ascoltare il proprio cuore e il proprio spirito. Per stare in mezzo a una folla. E per ricordarci di chi siamo e possiamo essere collettivamente. La musica a volte sa fare tutto questo nel modo migliore: specialmente in questi giorni, ricordarci chi siamo e chi possiamo non ci farà male.

Durante il weekend della Marcia per le nostre vite abbiamo visto quei giovani a Washington, e cittadini da tutto il mondo, ricordarci che volto ha e come ci fa sentire una fede vera nell’America e nella democrazia americana. È stato incoraggiante vedere tanta gente per strada e tanta giusta passione al servizio di qualcosa di buono. È stato incoraggiante vedere che quella passione era viva e in ottima salute, ancora al centro del cuore pulsante del nostro paese.

E’ stato un giorno buono, un giorno necessario, poiché in questo preciso momento, sui confini americani, stiamo assistendo a cose così scioccanti e così sciaguratamente inumane e non-americane, da renderci semplicemente furiosi. Abbiamo addirittura ascoltato persone in posizioni elevate del governo americano bestemmiare nel nome di Dio e del paese, sostenendo che sia morale aggredire bambini che si trovano fra noi. Dio salvi noi e le nostre anime.

C’è una splendida citazione del dottor King che dice che l’arco dell’universo morale è lungo, ma inclina verso la giustizia. Ora, ci sono stati tanti, troppi giorni in cui, di recente, avrete avuto qualcosa da obiettare in proposito. Ma io ho vissuto abbastanza a lungo per vedere quel principio agire, e per continuare a crederci. Ho vissuto abbastanza a lungo, però, anche per vedere che l’arco non si piega da solo. Ha bisogno che tutti noi, giorno dopo giorno, gli facciamo sentire il nostro peso e spingiamo nella giusta direzione. Non dovete, non dobbiamo mai smettere di far sentire il nostro peso. Penso sia importante avere fede in quelle parole, non deviare e agire di conseguenza”.