Grecia. Branding di una bandiera

Come si vendono i paesi,, qual è il loro valore e quali sono i lead che guidano la scrittura quando se ne parla. Diceva Magris che un grande passato non assolve dalle carenze del presente. Ma nel bianco azzurro che ha rimpito i servisi fotografici, nella faccia finalmente ravvisabile di un leader (giovane, azzardato, forse anche abile a muovere le emozioni di un popolo), una faccia che almeno si ricorda (chi riesce a dare un colto a Tusk, l’altro olandese che dicono sia un duro, tutti gli altri nomi scritti sulle porte degli sconosciuti uffici di Bruxelles. Nel bianco e azzurro greco è passato un messaggio di cui la comunicazione odierna ha assoluto bisogno. E che potrebbe trasformare la ben modesta performance greca in qualche cosa che ha la dignità del loro grande passato. La povertà che preme e condiziona, ma che non conduce a cedere la dignità. Il povero bianco e azzurro dell brand Grecia sale di valore. Ci ricorda – oltre a ore di perfetta felicità all’ombra di una tettoia di canniccio, le spalle contro un muro di calce abbagliante – valori che sì, senza retorica, possiamo mettere accanto a quelli della classicità troppo citata e mai vissuta. Nei giorni di Tsipras e di Syriza invece la brbad bianco azzurra vive. Perchè la brand ha bisogno di idee vive.
Provate a usare la brand orange. Vendete l’Olanda. Io non vorrei dovermici provare.
Soldati che pèerdono l’occasione della vita: di difendere con le armi quelli che venivano ammazzati. L’arancione è coperto di vergogna.